Liceo Scientifico Statale A. Righi

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“Uno sguardo su Dante” – Introduzione

Uno sguardo su Dante

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G. Doré, illustrazione dall’edizione della Divina Commedia del 1910

Francesca Taddei

I perché di una scelta

Nel riordinare e catalogare i testi della Biblioteca del Liceo Righi, un patrimonio già ricco e che si va facendo sempre più cospicuo grazie alle donazioni di alcuni privati, sono stati rinvenuti libri di vari autori ed epoche e che afferiscono alle più diverse discipline; e tra questi molti riguardano Dante. Con molto stupore, e anche con una certa emozione, ci sono passati tra le mani tanti commenti della Divina Commedia, tutti di illustri studiosi, alcuni contemporanei e divenuti dei classici familiari  agli studenti che si avvicinano al capolavoro del poeta fiorentino. Ma, accanto a questi, abbiamo recuperato anche altri testi tanto inaspettati, quanto preziosi: i commenti di Pascoli e di Carducci della fine dell’Ottocento, l’edizione completa della Divina Commedia illustrata da Gustave Dorè, i testi con i quali Benedetto Croce suscitò la celebre polemica sulla poesia/non poesia .

Un materiale ricco, pregiato da custodire gelosamente e da proteggere nell’armadio più sicuro della Biblioteca.

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Ma poi ci siamo chiesti: perché solo “custodire” e non anche “condividere”; perché solo “mettere sotto chiave” e non invece mostrare ciò che la Biblioteca possiede?  Da qui l’idea di allestire una mostra che offrisse a tutti, ai ragazzi per primi, la possibilità di accostarsi a libri così prestigiosi. Tuttavia questa idea  ha offerto subito lo spunto a molte perplessità e interrogativi. Una mostra su Dante? Ancora Dante? Proprio nell’anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della morte di Pasolini? E il trentesimo di quella di Calvino? Ancora Dante? Quando la Storia di questi giorni, con la sua drammaticità, ci mette di fronte a domande terribili? Ma se ci accostiamo all’opera del poeta fiorentino con una particolare chiave di lettura ci rendiamo conto di quanto essa sia moderna; di come, nel 1300, Dante abbia affrontato problematiche sociali, politiche ed etiche che coinvolgono anche il mondo di oggi a conferma di quanto il suo pensiero possa essere attuale.  Tralasciamo le cosiddette “opere minori” che pure, a leggerle bene, già mostrano alcuni elementi di straordinaria innovazione.


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 Citiamone, magari, solo due. Nel “De Monarchia” il poeta proclama una teoria assolutamente innovativa per la sua età: l’esigenza che il potere civile e politico fosse indipendente da quello religioso. Nel “Convivio” rivoluziona il ruolo dell’intellettuale: non più il “litterato”del suo  tempo,il chierico chiuso nel suo sapere,gelosamente custodito come un patrimonio esclusivo  che gli garantiva un ruolo di superiorità all’interno del consesso civile. Dante getta le basi per una nuova figura di intellettuale, colui che distribuisce agli altri anche solo le briciole de “lo pan degli angeli”,  colui che sceglie di abbandonare il latino come strumento di comunicazione e di adottare quel volgare che non deve più essere lingua del vulgus, ma di tutti coloro che desiderano condividere il banchetto del sapere.

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Dunque un nuovo intellettuale, ma anche un nuovo pubblico animato da interesse verso la cultura purché dotato di nobiltà d’animo. Ma è nella Divina Commedia che Dante mostra tutta la sua modernità. Tante sono le chiavi di lettura del capolavoro; tanti gli illustri studiosi di ogni epoca a cui lasciamo le interpretazioni più profonde e più competenti. Noi proviamo solo ad avvicinarci timidamente all’opera, come semplici lettori interessati e rispettosi. Il primo elemento che ci colpisce è la novità narrativa: il poeta non racconta in terza persona il viaggio nel mondo ultraterreno, ma in prima; così il Dante agens finge di non sapere (quante volte non conosce la strada e si affida a Virgilio), di non riconoscere i personaggi che incontra (“ siete voi qui,ser Brunetto?” afferma stupito e addolorato quando incontra nell’Inferno il maestro Brunetto Latini),  sviene “come corpo morto cade” sconvolto dal racconto di Francesca, piange davanti a Beatrice che lo accusa di averla tradita.

 

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Questa particolare tecnica utilizzata dal poeta non può non coinvolgere il lettore, specialmente se è uno studente liceale, perché gli consente di immedesimarsi nel pellegrino, di condividere i suoi sentimenti. E come non rimanere stupiti davanti alla genialità con la quale ha immaginato i tre regni dell’aldilà, alla molteplicità dei personaggi che vi ha collocato, celebri o sconosciuti, alle pene che il poeta ha inventato per ciascuna colpa, alla costruzione di quel Purgatorio la cui esistenza non era ancora riconosciuta dalla Chiesa, ma che Dante immagina come una terza via che Dio vuole offrire all’umanità?

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Dalla lettura dei canti appare evidente quanto il poeta fiorentino sappia e possa parlare anche a noi, anche a questi nostri tempi  proprio perché affronta e sviluppa argomenti che ci toccano da vicino. Egli ha creduto e ha lottato per la libertà, quella politica e intellettuale; ha militato in una fazione, ma è stato anche capace di ammirare e rendere omaggio al suo nemico, come dimostra nel canto X dell’Inferno con Farinata degli Uberti, perché il coraggio e la nobiltà dell’animo superano le differenze ideologiche e vanno sempre rispettate; ha gridato contro ” la serva Italia di dolore ostello” e ha sognato per questa patria una sola corte, sogno che si avvererà soltanto centinaia di anni dopo; ha condannato la corruzione dei suoi tempi dove il dio fiorino  era diventato l’unico scopo della società minando le basi della stessa vita familiare; ha relegato all’inferno i membri di un clero corrotto che aveva tradito il vero messaggio evangelico infangando la propria missione tanto da far pronunciare a S.Pietro “quelli ch’usurpa in terra il luogo mio,il luogo mio,il luogo mio che vaca ne la presenza del Figliuol di Dio”.

Ed è lo stesso Dante che condanna e ammira quell’Ulisse che non fa tornare ad Itaca,ma spinge a varcare le colonne d’Ercole per vedere lo mondo senza gente perché “fatti non foste a vivere come bruti ma a seguir virtude e conoscenza”,perché compito dell’uomo “è sollevare il velo della natura” come scrisse Guglielmo Marconi, è conoscere,indagare per applicare la propria intelligenza,perché questo significa essere uomini e vivere anche se il rischio è incontrare una montagna bruna simbolo di quel limite invalicabile oltre il quale non è lecito andare.

Ed è Dante che a chiare lettere,attraverso le parole di Marco Lombardo, afferma che l’uomo è dotato di “libero voler”responsabile del suo operato, è faber fortunae suae nel bene e nel male, e che questo non deriva da strane coincidenze astrali,  ma da ciò che ogni uomo decide di fare di stesso e della sua vita,responsabile del suo agire di fronte a se stesso e agli altri.

Riflettendo su tutto questo, su quanto malessere travolge oggi la nostra società tanto da rischiare di comprometterne gli stessi fondamenti, ci siamo detti:”Sì, una mostra su Dante”.

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S. Botticelli, Uno dei disegni per Dante con l’episodio di Pier delle Vigne, 1480-1495

 

Grazie a tutti i colleghi, amici, e studenti del Liceo che si occupano della biblioteca per il contributo da loro offerto alla realizzazione di questa mostra.

Roma, dicembre 2015

 

 

Testi in mostra

 

Francesco De Sanctis, Lezioni e saggi su Dante, 1853-1869, Einaudi, 1955

 

Giuseppe Crescimanno, Figure Dantesche,1893, Leo S. Olschki,Venezia

 

Giosue Carducci, Studi letterari (1865-1874), Zanichelli, 1904

 

G. Carducci, Poesia e Storia, 1904, Zanichelli

 

G. Carducci, Dante (1864-1904), Zanichelli

 

G. Carducci, Prose (1859-1903),IV ediz. Zanichelli, 1909 (I ediz: 1905)

 

G. Carducci, Archeologia Poetica (1863), Zanichelli, 1908

 

Giovanni Pascoli, Sotto il velame, 1900, II ediz. Zanichelli, 1912

 

G. Pascoli, La mirabile visione,1901, II ediz. Zanichelli, 1912

 

Giovanni Boccaccio, Dante la Vita Nova e il Convito (1920 c), Istituto Editoriale Italiano, Illustrazioni e fregi di Duilio Cambellotti

 

Enrico Mestica, La Commedia di Dante Alighieri, Bemporad, 1921-1922.

Con una delicata dedica autografa di Geltrude Bezzi al padre

 

Benedetto Croce, La poesia di Dante, 1920-1921, Laterza, 1948

 

B. Croce, Lettura di poeti,1948, Laterza 1950

 

Lanfranco Caretti, Studi e ricerche di letteratura italiana, La Nuova Italia, 1951

 

Alessandro Passerin D’Entrèves, Dante politico ed altri saggi (composto dall’autore durante il suo soggiorno ad Oxford come docente nel 1955), Einaudi, 1955

 

Antonino Pagliaro, Ulisse. Ricerche semantiche sulla Divina Commedia,1966, D’Anna,1967

 

Erich Auerbach, Studi su Dante (1929-1954), Feltrinelli, 1977

 

 

Iconografia dantesca

 

Gustave Doré, La Divina Commedia illustrata da Gustavo Doré (1857-1867), Sonzogno,1910

 

Presunto ritratto di Dante attribuito a Bottega Giottesca, 1334-1337, Cappella del Podestà, Bargello, Firenze

 

Domenico di Michelino, Dante che tiene aperto il libro della Commedia donde emana luce su Firenze,1465, tavola, Duomo di Firenze

 

Sandro Botticelli, Illustrazioni per la Divina Commedia,1480-1495

 

S. Botticelli, Illustrazioni per la Divina Commedia,1480-1495

 

Raffaello Sanzio, Il Parnaso,1510 (particolare), Stanza della Segnatura, Musei Vaticani

 

Raffaello Sanzio, Disputa del Sacramento,1509 (particolare), Stanza della Segnatura, Musei Vaticani

 

Eugène Delacroix, La barca di Dante,1822, Louvre